Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato" - Onlus

Cronologia
Fonti: 'Giornale di Sicilia', 'la Repubblica', 'Corriere della Sera', 'La Stampa'.

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1 Giugno 2006
Ucciso a Ravanusa (Ag) l’imprenditore edile Angelo Lentini, titolare di una cava. Il 6 giugno 2005 era stato ucciso il fratello Giuseppe. I due uccisi, assieme a un altro fratello, nel 2000 erano stati arrestati per associazione mafiosa ma erano stati assolti. Un loro zio, Angelo Ciraulo, presunto capomafia del paese, era stato ucciso nel 1992.

Eletta al consiglio comunale di Napoli, nella lista di Forza Italia, Nunzia Stolder, figlia di Raffaele, capocamorra di Forcella arrestato circa venti anni fa da Franco Malvano, allora questore della città e ora candidato a sindaco sconfitto da Rosa Russo Iervolino. Nunzia Stolder, prima delle votazioni, aveva affermato che Raffaele è un parente in terzo grado con cui la sua famiglia non ha nessun rapporto, ma pochi giorni dopo le elezioni ha dovuto ammettere la verità, emersa per un provvedimento della Procura emesso per un’altra vicenda. Malvano ha affermato che si muoverà per estrometterla dal partito.


3 Giugno 2006
Ucciso a Quarto (Na) il pregiudicato Giuseppe Iadonisi, originario del quartiere Fuorigrotta di Napoli. Iadonisi, che si era trasferito due anni fa, forse per cercare di allontanarsi dall’ambiente camorristico, è stato ucciso davanti alla moglie e ai tre figli. Una figlia è stata leggermente ferita.

Uccisi a Arzano (Na) i fratelli Ciro e Domenico Girardi, ritenuti legati al clan Di Lauro di Secondigliano.


4 Giugno 2006
Costituita a Termini Imerese (Pa) un’associazione antiracket.


5 Giugno 2006
Arrestati a Partinico (Pa) Giovanni Alduino e Giuseppe Speciale, accusati di estorsione e di stare progettando l’omicidio di un imprenditore. Secondo gli inquirenti, i due arrestati stavano cercando di inserirsi nel giro delle estorsioni, monopolizzato dal clan dei Vitale.


6 Giugno 2006
Condannati all’ergastolo i cugini Pasquale e Eugenio Pesce, accusati di avere ucciso nel 2000 a Napoli i giovani Luigi Sequino e Paolo Castaldi, scambiati per due guardaspalle del capocamorra Rosario Marra. Assolto, «per non aver commesso il fatto», Carmine Mele indicato dall’accusa come mandante dell’agguato.

Scarcerato per un “cavillo legale”, dopo due anni di carcere, Vincenzo Di Lauro, figlio ed erede di Paolo capocamorra di Scampia. Vincenzo Di Lauro era stato condannato, il 17 maggio scorso, a 8 anni per associazione mafiosa, ma assolto dall’accusa di traffico di droga. Il provvedimento del Tribunale del riesame di Napoli è conseguenza della mancanza della pagina dedicata alle esigenze cautelari nella sentenza di condanna, forse per un errore di un “copia e incolla” eseguito al computer o per una fotocopiatrice mal funzionante. Si sospetta che Di Lauro, che era atteso fuori dal carcere da due auto, si trovi già all’estero.


8 Giugno 2006
Emessi dal gip di Palermo ordini di custodia (ai domiciliari) per Massimo Ciancimino, figlio di Vito, e per il suo avvocato Giorgio Ghiron, accusati di riciclaggio, reimpiego e intestazione fittizia di denaro e beni di provenienza illecita. Secondo la Procura, la grande disponibilità di denaro di Massimo Ciancimino deriva dal patrimonio accumulato dal padre all’epoca del “sacco di Palermo”, solo in parte individuato dagli inquirenti. Uno dei capitoli dell’inchiesta riguarda l’affare milionario legato alla fornitura di gas. Gli inquirenti hanno scoperto che i 22 milioni di euro pattuiti per la vendita a una multinazionale spagnola delle aziende del gruppo “Gas”, di cui era socio il professore universitario Gianni Lapis, anch’egli indagato, e di cui Massimo Ciancimino sarebbe stato socio occulto, sarebbero finiti, attraverso una serie di bonifici bancari emessi dal Banco di Bilbao, su un conto svizzero di una società con sede a Panama. E inoltre che il sequestro di 40 milioni di euro dell’anno scorso e della società Fingas non ha fermato gli affari, legati sempre alla fornitura di gas, con la creazione di una nuova società in Portogallo per trattare con la Renve, società ucraina che avrebbe dovuto fare da intermediaria con la Gazprom russa.

Concluso a Bari, con 46 condanne, di cui una all’ergastolo, il processo, contro 87 persone accusate di associazione mafiosa e di essere responsabili della faida del Gargano che in 30 anni ha causato circa 40 omicidi.


9 Giugno 2006
Ucciso a Catania Domenico Farina, un pregiudicato per reati contro il patrimonio scarcerato tre mesi fa.

Arrestate a Taranto 33 persone accusate di traffico e spaccio di droga. Tra loro una donna (di cui non viene fatto il nome) considerata il capo dell’organizzazione.


11 Giugno 2006
Trovato sulla spiaggia di Briatico (Vibo Valentia) il corpo carbonizzato dell’imprenditore agricolo Fedele Scarcella, dentro la sua auto data alle fiamme. Scarcella, che prima di essere bruciato è stato ucciso con due colpi di pistola, era conosciuto per le sue battaglie antiracket. Nel ’98 aveva denunciato gli uomini del clan Piromalli-Molè che gli avevano chiesto il pizzo. L’associazione “Sos Impresa”, cui faceva riferimento, in un comunicato esprime solidarietà alla famiglia e denuncia la solitudine di molti operatori, soprattutto dei pochi che intendono denunciare gli estortori. Il presidente degli imprenditori, Filippo Callipò, in un’intervista afferma di volere lasciare l’incarico e, se la situazione non cambia, venderà tutto per andare via dalla Calabria.


12 Giugno 2006
Uccisi a Paternò (Ct) Giuseppe Salvia e Roberto Faro, piccoli pregiudicati per furto, e ferito gravemente il figlio di sette anni di Salvia, che il padre avrebbe portato con sé come scudo, ma che i sicari hanno tentato di uccidere con quattro colpi di pistola. Dopo due giorni verranno fermati Alfio Scuderi, ritenuto appartenente alla cosca Alleruzzo-Assinnata, e Benedetto Beato, accusati di essere i killer. Sembra che Salvia, alcuni giorni fa, avesse rubato una motocicletta di un mafioso e gli fosse stato intimato di restituirla. Al rifiuto era seguito un pestaggio che Salvia aveva denunciato. Uno dei fermati, Scuderi, era stato denunciato anni fa per omicidio e è stato condannato per associazione mafiosa. Il 19 giugno verrà arrestato Salvatore Assinnata, figlio di Domenico, indicato come il reggente dell’omonima cosca e accusato di essere il mandante del duplice omicidio.

Arrestato a Catania il pregiudicato Pietro Salvatore Lupo, della cosca Santapaola, nel cui garage sono state trovate tre grosse moto con tre armi cariche poste sui sedili. Secondo gli inquirenti si stava preparando un nuovo agguato mafioso, forse in risposta all’omicidio di Domenico Farina, avvenuto il 9 giugno scorso.


13 Giugno 2006
Ascoltato il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, nel processo in cui è imputato di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento, con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra. Cuffaro nega di avere appreso segreti e girato informazioni. Ammette di avere incontrato l’imprenditore Michele Aiello nel retrobottega di un negozio di abbigliamento, ma soltanto per parlare del tariffario delle prestazioni offerte dalle cliniche dell’imprenditore, perché «c’erano problemi sollevati dalle interrogazioni dei deputati regionali della sinistra» e doveva convincerlo della necessità di ridurre le tariffe. In una successiva udienza nega di avere preso tangenti per la costruzione di un centro commerciale, come aveva dichiarato il collaboratore Francesco Campanella, e infine lamenta un diverso trattamento tra lui e altri politici, che non sono stati rinviati a giudizio pur essendo accusati dai “pentiti”.


15 Giugno 2006
Ucciso a Lamezia Terme (Cz) il rappresentante di gioielli Luciano Rotundo. Dalla ricostruzione sembra che sia stato un vero e proprio agguato.


16 Giugno 2006
Sequestrate a Gela (Cl) 14 società, che avrebbero movimentato un volume di affari per circa 100 milioni di euro l’anno e che sono state affidate ad una gestione commissariale, e un immobile intestati a prestanome dei fratelli Emmanuello, dei fratelli Rinzivillo, di Emanuele Cosenza, Rosario Trubia e Emanuele Argenti, di Cosa nostra, e di Carmelo Fiorisi della Stidda. Oltre a loro sono indagati 33 prestanome.


17 Giugno 2006
Ucciso a Catania il commerciante Salvatore Vaccaluzzo, pregiudicato per furto e usura.


20 Giugno 2006
Arrestati a Palermo, in un’operazione denominata Gotha, 45 mafiosi, quasi tutti già condannati per associazione mafiosa e qualcuno condannato all’ergastolo, come Gerlando Alberti e Antonino Rotolo, che erano agli arresti domiciliari il primo perché anziano e malato, il secondo perché si fingeva ammalato. Rotolo e altri due arrestati, il medico Antonino Cinà, condannato due volte per mafia, e il costruttore Francesco Bonura (arrestato nei primi anni Ottanta con la pistola in mano a pochi passi dal luogo di un omicidio e assolto per insufficienza di prove, ma condannato per mafia), avrebbero costituito una “triade”, a capo delle famiglie mafiose palermitane alleate di Bernardo Provenzano e contrapposte al capomafia latitante Salvatore Lo Piccolo. Gli investigatori hanno scoperto che era stata decisa l’eliminazione di Lo Piccolo e del figlio Sandro, perché avevano favorito il ritorno di Francesco e Tommaso Inzerillo, rispettivamente fratello e cugino del capomafia Salvatore ucciso dai corleonesi nel 1981. Gli Inzerillo, anche loro arrestati, erano scappati negli Stati Uniti dopo l’uccisione del capomafia e il loro ritorno era considerato un ostacolo al potere di Rotolo. Inoltre le intercettazioni hanno rilevato che anche da parte di Lo Piccolo e degli Inzeriillo c’era un piano per eliminare Rotolo. Gli arresti avrebbero evitato l’inizio di una nuova guerra di mafia. E’ rimasto latitante Gianni Nicchi, figlio di un mafioso condannato all’ergastolo e “figlioccio” di Rotolo. In alcune conversazioni intercettate Rotolo spiega a Nicchi come fare per uccidere, senza fare rumore e senza sporcarsi. Nicchi era anche incaricato delle estorsioni, specialmente ai commercianti cinesi. I capimafia arrestati, che gestivano una rete di estorsioni in tutta la città, stavano preparandosi alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Palermo. Nelle conversazioni registrate si fa riferimento all’Udc e ad esponenti politici come il primario di radiologia dell’ospedale Civico di Palermo, Giovanni Mercadante, deputato regionale di Forza Italia, che avrebbe incontrato Cinà e Bonura e sarebbe stato sollecitato ad appoggiare Marcello Parisi, un candidato ritenuto vicino alla cosca del rione Pagliarelli. Sia Parisi che il padre Angelo Rosario sono tra gli arrestati. Mercadante, che è sotto inchiesta per concorso in associazione mafiosa, afferma di avere incontrato Cinà per ragioni professionali e nega di avere promesso la candidatura a Parisi, che conosce come un bravo ragazzo. Nipote del capomafia di Prizzi (Pa), Tommaso Cannella, Mercadante era già stato indagato nel 2001 perché il suo nome figurava in una lettera del figlio di Provenzano al padre, ma era stata richiesta e ottenuta l’archiviazione per mancanza di riscontri.

Chiesto dalla Procura di Bari l’arresto dell’ex presidente della regione Puglia e ora deputato di Forza Italia, Raffaele Fitto, accusato di corruzione e finanziamento illecito dei partiti. Fitto avrebbe preso una tangente di 500 mila euro, confluita sul conto corrente del movimento politico che lo appoggiava, da società del gruppo Tosinvest dell’imprenditore romano Giampaolo Angelucci, proprietario di società che vanno dall’editoria alla sanità. In particolare il Consorzio San Raffaele della Tosinvest avrebbe ottenuto, dopo il pagamento della tangente, un appalto per la gestione di 11 Residenze sanitarie assisitite (Rsa) pugliesi, che hanno in cura disabili e anziani. Alla Camera verrà respinta la richiesta di autorizzazione a procedere.


21 Giugno 2006
Arrestati a Locri (RC) Alessandro Marcianò, caposala dell’ospedale di Locri, accusato di essere il mandante dell’omicidio di Francesco Fortugno. Con lui è stato arrestato il figlio Giuseppe, che era agli arresti domiciliari per traffico di armi e droga e ora è accusato di avere partecipato all’organizzazione dell’omicidio. Marcianò era stato capo elettore di Fortugno, ma poi si era legato a Domenico Crea, che è stato primo dei non eletti per la Margherita alle elezioni regionali e il cui passaggio dall’Udc alla Margherita era stato fortemente osteggiato da Fortugno. Marcianò rivendica di essere «amico di tutti», anche dei Cordì: «Sono compare di anello di Cosimo Cordì, gli ho battezzato pure il nipote». Domenico Novella, nipote di Vincenzo Cordì, capo del clan, è stato arrestato come esecutore dell’omicidio Fortugno, assieme al presunto killer Salvatore Ritorto, a Domenico Audino e Carmelo Dessì. L’arresto di Marcianò si deve probabilmente alle dichiarazioni di Novella, della cui collaborazione è stata data notizia nell’aprile scorso. Novella avrebbe parlato di un tentativo di estorsione fatto da Marcianò a un parente di Fortugno, che, venuto in possesso delle cassette con la registrazione del colloquio, stava per consegnarle a un magistrato. Questo spiegherebbe la necessità di far presto e quindi l’uccisione nel giorno delle elezioni primarie del centrosinistra. Domenico Crea, subentrato a Fortugno nel Consiglio regionale, dichiara di essere esterrefatto per l’arresto dei Marcianò, «bravissime persone», e di «camminare a testa alta» essendo una persona onesta. Dopo qualche giorno si autosospenderà dalla partito ma non da deputato.

Assolto, perché il fatto non sussiste, dalla Corte d’appello di Termini Imerese il costruttore Antonino Baratta, che era stato arrestato per associazione mafiosa nel 2002 e condannato in primo grado per concorso esterno (il reato era stato derubricato durante il processo).


22 Giugno 2006
Arrestato, su richiesta della Procura di Palermo, il sindaco di Campobello di Licata (Ag), Calogero Gueli, esponente dei Ds e ex deputato all’Assemblea regionale per il Partito comunista. E’ accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per avere concesso appalti a imprese legate a Cosa nostra. Una delle accuse riguarda una società di costruzioni rilevata da Gueli nel 1994, ma che ebbe i conti in rosso fino al 1997, anno in cui Gueli è stato eletto sindaco. Con lui sono stati arrestate altre 7 persone, tra cui il genero, Giancarlo Buggea, Ignazio Accascio, ritenuto il capomafia del paese, Luigi Bonocori, indicato come capomafia di Ravanusa (Ag) e suo figlio Mario. Si costituisce presso la caserma dei carabinieri il figlio del sindaco, Vladimiro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e estorsione. Le indagini avrebbero evidenziato l’appoggio delle cosche in occasione delle elezioni del sindaco nel 1997 e nel 2002. Secondo gli inquirenti Buggea, contando su conoscenze ereditate dal padre ucciso dalla mafia, sarebbe stato l’anello di congiunzione con le cosche. Il sindaco, l’unico degli arrestati che non si è avvalso della facoltà di non rispondere, ha respinto tutte le accuse, affermando di «non avere mai dato alcun appalto. Da quando è entrata in vigore la legge Bassanini, l’azione politica e l’azione amministrativa sono disgiunte. Gli appalti sono gestiti dagli uffici e non dal sindaco». L’esponente di Legambiente di Agrigento, Beppe Arnone, che aveva chiesto ai Ds di fare chiarezza sulla incompatibilità di Gueli in relazione agli appalti ottenuti dalla società gestita prima da Buggea e poi dal figlio Vladimiro, chiede le dimissioni del segretario regionale Angelo Capodicasa, amico personale di Gueli. Arnone ricorda che allora i consiglieri che dettero vita a una protesta furono isolati e Gueli ebbe la solidarietà di tutti i ds. Il sindaco verrà scarcerato dopo pochi giorni per «insufficienza di indizi».


26 Giugno 2006
Secondo il “Word Drug report 2006” dell’ONU, circa 13 milioni di persone nel mondo (lo 0,3 per cento della popolazione compresa fra i 15 e i 64 anni) fanno uso di cocaina. Le sostanze stimolanti vengono sempre di più preferite all’eroina perché permettono una superattività. Gli Stati Uniti continuano ad essere in testa al consumo di cocaina, ma l’Europa si sta avvicinando agli standard americani.


27 Giugno 2006
Chiesta dalla Procura di Palermo l’archiviazione dell’indagine sulla mancata cattura di Bernardo Provenzano che sarebbe potuta avvenire il 31 ottobre 1995, quando i carabinieri del Ros avevano avuto informazioni sulla presenza del capomafia a Mezzojuso. Allora i carabinieri si limitarono a scattare fotografie. La richiesta riguarda l’ex capo del Ros, generale Antonio Subranni, il suo ex vice (e attuale direttore del Sisde) Mario Mori, il colonnello Mauro Obinu, che rispondevano di favoreggiamento personale nei confronti di Provenzano. La richiesta riguarda anche il colonnello Michele Riccio che aveva denunciato i superiori e che era stato a sua volta querelato per calunnia. Secondo la Procura, la mancata cattura maturò in un contesto di «obiettiva e preoccupante opacità». In particolare la Procura ritiene «oggettivamente grave» e «inspiegabile» che della vicenda non fu avvisata la magistratura. Ma «l’unico elemento di prova» sono le dichiarazioni di Riccio (fatte nel 2001), rimaste prive di conferma. Le «numerose e gravi anomalie» assieme alla «condizione di sostanziale isolamento in cui il Riccio si trovò a gestire il suo rapporto con il confidente» avrebbero potuto ingannarlo. Per questo viene richiesta l’archiviazione per calunnia, contro cui Mori ha presentato un atto di opposizione.

Rubati a Milano, nell’Ufficio reperti dell’Istituto di tossicologia forense, 100 chili di cocaina da persone travestite da carabinieri che hanno legato il responsabile e cinque analisti e costretto la responsabile ad aprire la cassaforte.


29 Giugno 2006
Arrestati a Gela (Cl) 14 appartenenti alla “Stidda”, accusati di estorsione e traffico di droga.

Arrestati a Catania 35 appartenenti al clan Pillera-Puntina, accusate di associazione mafiosa, riciclaggio e detenzione di armi.

Arrestato a Torre Annunziata (Na) il capocamorra latitante Antonio Giugliano.


30 Giugno 2006
Inizia a Palermo il processo d’appello a Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni per concorso in associazione mafiosa.

Trovati, in seguito alle rivelazioni di un neo collaboratore di giustizia, Giuseppe Tardanico di Riesi (Cl), i resti di Michele Fantauzza, scomparso dal paese nel febbraio del 1997. Dopo l’uccisione Fantauzza è stato seppellito all’interno di un cantiere allestito per la costruzione di una strada.




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